Siamo nel 2007. Piergiorgio Odifreddi, dalle colonne di "La Repubblica" commenta le scarse prestazioni degli studenti italiani in matematica e si chiede amaramente: "Come può lo stesso giovane imparare a pensare razionalmente se da bambino si appassiona alle imprese fantastiche di Harry Potter o de Il Signore degli Anelli?".
Sempre più spesso si assiste alla diatriba tra i sostenitori del pensiero magico e quelli del pensiero scientifico. Il primo è la presunzione che si possa passare di colpo da una causa a un effetto, senza passaggi intermedi, quasi con un cortocircuito delle leggi fisiche che ci governano, mentre il secondo, attraverso un metodo rigoroso, è proprio quello che si preoccupa di studiare la lunga catena di cause ed effetti che determinano un fenomeno, cercando di capire se questo rapporto sia replicabile.
Custode di un sapere ermetico ed elitario il primo, portatore di un sapere pubblico e condiviso il secondo, sembrano inconciliabili. Ma è davvero così?