martedì 24 maggio 2016

Recensione: Brando

Di Paolo Longarini avevo già letto "Servitevi da soli", una raccolta esilarante di episodi accaduti durante le sue giornate di lavoro in una famosa catena di elettronica. Perché se c'è una cosa che sa fare Paolo è raccontare storie, e le racconta proprio bene, con uno stile tutto suo e un mix di ironia e citazioni, che riescono sempre a metterti di buonumore.

E con l'intenzione di farmi quattro risate, mi sono fiondata a comprare "Brando", il suo secondo libro. E niente, non me le sono fatte le quattro risate. Ma manco per idea.

Brando è un racconto lungo e profondo, è la storia che non ti aspetti, soprattutto da uno che ti ha abituato a cose leggere (senza offesa, eh, che io amo chi riesce a sgombrarmi la mente per qualche ora!). Longarini parla di solitudine, di amore, di rimpianto e anche di speranza, ma quello che ne esce è senza dubbio
un intreccio narrativo originale, sospeso tra il passato e il presente.
Non voglio spoilerare di più della trama, quindi mi fermo qui. Ma vale la pena leggerlo , anche per scoprire un'altra anima dell'autore.

Ps. In realtà, quello che mi è piaciuto di più è stato il racconto in appendice. Certo, un po' monotematico, però di certo sorprendente.