martedì 16 agosto 2016

Recensione: La marcia di Radeschi

Far parte della Confraternita dei lettori di Paolo Roversi si sta rivelando davvero un'esperienza
interessante.. e proficua!
Paolo, visto l'entusiasmo, è diventato il mio spacciatore di fiducia di gialli di Radeschi, che posso leggere a sbafo insieme a un altro ristrettissimo gruppo: in pratica, il paradiso in terra per qualunque lettore!
Abbiamo iniziato da "La marcia di Radeschi", che contiene quattro racconti e il primo romanzo della serie Blue Tango. A livello temporale si situa un paio d'anni dopo La confraternita delle Ossa, che - come vi dicevo negli scorsi post - ho finito di leggere appena un paio di giorni fa. Idealmente, Blue Tango si svolge nel 2005, mentre La confraternita delle Ossa è il prequel a cavallo tra il 2001 e il 2002.
Dunque, dicevamo che nel 2006, edito da Mursia, fa capolino nel panorama letterario Enrico Radeschi, giornalista sui generis, vestito alla Dylan Dog, un po' smanettone e un po' avventato. Oltre a vendere i suoi pezzi al Corriere della Sera, ha anche il suo blog "MilanoNera" e arrotonda i guadagni leggendo manoscritti per una casa editrice. Insomma, un trentenne che cerca di arrangiarsi.

Per la sua prima indagine, lo troviamo ad avere a che fare con una prostituta uccisa nel suo appartamento; nel frattempo, pochi giorni dopo, un uomo viene gettato sotto la metropolitana e un altro ancora viene trovato in un canale. Non c'è male. Il suo amico vicequestore Loris Sebastiani, amante delle belle donne, dei Toscanelli e dal carattere un po' duro e ombroso, brancola nel buio. Insieme, in sella al "giallone", la Vespa gialla del 1974 di Radeschi, cercheranno di trovare il bandolo della matassa, muovendosi in una Milano fredda e ostile.
Letto anche questo in meno di un giorno, ormai il personaggio mi sta simpatico e, nonostante un po' di avventatezza, non è il solito protagonista che fa azioni completamente impossibili nella vita reale. Magari, ecco, potrebbe bere e fumare un po' meno, almeno per i miei gusti da vecchia signora. Ma vabbè. Quello che importa è che la trama gialla dei casi regge bene e anche le parti che riguardano l'informatica sono più che sensate.
Decisamente un bel libro da leggere per svuotarsi il cervello e passare un paio d'ore in un'atmosfera noir.

I quattro racconti sono molto brevi e simpatici, ma completamente slegati dal resto: "Real fiction", "Mompracem Resort" e "Il Quadro". Cito solo il quarto, "Morte al Salone del Libro", perchè in origine doveva essere un racconto erotico e quindi può essere curioso da leggere.