giovedì 26 febbraio 2015

La seconda volta che ho incontrato Sherlock Holmes

Un post a parte lo merita il libro che mi ha fatto riscoprire il grande investigatore inglese e che, in qualche modo, mi ha cambiato la vita: Sherlock Holmes e l'orrore di Cornovaglia. 
Questa è una storia di coincidenze.
Sherlock Holmes l'avevo letto, anche un po' distrattamente confesso, ai tempi della scuola. Carino, arguto, un grande classico, ma lo avevo liquidato subito dopo i romanzi principali; i racconti non li avevo nemmeno iniziati. Al tempo, i gialli non mi interessavano. 

Poi, nel 2012, la svolta arrivò per caso: un giorno, una mamma mi disse che c'era un articolo sul giornale locale che riguardava il mio pediatra, Enrico Solito. Incuriosita, andai su internet e, mettendo su google il suo nome, mi si aprirono una serie di pagine che non mi sarei mai aspettata!* Della pediatrìa non si parlava minimamente (tanto è vero che, in un primo momento, pensai si trattasse di un caso di omonimia), ma invece c'erano le foto, era proprio lui. Quel giorno scoprii un nuovo mondo: il mondo sherlockiano. 

Seppi così che il nostro non era solo un pediatra, ma era altresì il "maggiore esperto della narrativa di Conan Doyle" e "punto di riferimento per ogni sherlockiano italiano", ex presidente e fondatore dell'associazione Uno studio in Holmes. Addirittura? La frase che più mi colpì da una sua intervista fu: "Quelli di Sherlock Holmes non sono gialli, ma romanzi gotici sull'epoca vittoriana". Non contento, aveva anche scritto una discreta quantità di "apocrifi", cioè altri racconti con protagonista Sherlock Holmes, composti sulla falsa riga degli originali... Pure! Era troppo: la cosa non poteva più passare liscia!
Immediatamente, andai su un book store on line per cercarne qualcuno. Trovai per pura fortuna l'ultima copia di "Sherlock Holmes e l'orrore di Cornovaglia". In un attimo avevo già completato l'acquisto. Nonostante, in quel periodo, avessi una figlia appena nata e facessi nottate su nottate, trovai il tempo di finirlo in un lampo. Rimasi stupita: se mi avessero detto che quel romanzo l'aveva scritto Sir Arthur Conan Doyle e non il medico che conoscevo, ci avrei creduto senza alcun dubbio. Possibile fosse così bravo?
Non solo la trama gialla era credibilissima, ma era impressionante la capacità di ricostruire l'atmosfera vittoriana e l'uso sapiente del linguaggio, uguale all'originale per come lo ricordavo.
Al controllo successivo, dopo la visita alla bambina, cacciai il libro dalla borsa e pretesi l'autografo da un divertito Solito, dal quale mi feci raccontare un po' di cose. 
Cominciò così l'avventura: poco dopo mi iscrissi al gruppo su Facebook , diventai socia di USIH e cominciai a divorare testi e testi su Sherlock Holmes, iniziando, come prima cosa, a rileggere tutto il Canone.
Quanta parte di vita passata nell'ignoranza! Ora finalmente sapevo che il vero autore dei racconti era in realtà l'amico John Watson e Conan Doyle era solo un agente letterario..



* L'articolo non lo trovai mai, giusto per la cronaca riguardava l'attività di Solito in Emergency.