lunedì 15 giugno 2015

Recensione: An Honest Liar


"Some people cannot believe that
a magician can fool them in such a way
that they can’t figure it out.
But magicians can and magicians do.
Swindlers do, con men do, all the time.
They’re not magicians.
They’re fakes.
They are lying to us, they're deceiving us.
It’s okay to fool people
as long as you’re doing that to teach them a lesson
which will better their knowledge of how the real world works.

No matter how smart or well educated you are,
you can be deceived."

Con queste parole, James Randi apre "An Honest Liar" e si mette comodo in poltrona a guardare la sua vita... una vita davvero incredibile. 
Dopo la corsa contro il tempo per i sottotitoli in italiano, non potevo perdermi questo film: certo, i dialoghi li conoscevo già, ma vederlo è stata tutta un'altra cosa.
Attraverso filmati d'epoca e materiale di repertorio, iniziamo a conoscere un Randi ancora bambino che, gironzolando per la città, assiste per caso allo spettacolo di un mago. È la folgorazione: affascinato da questo episodio, a 17 anni decide di lasciare la scuola per unirsi a un circo e diventare un prestigiatore. Passano gli anni: ritroviamo Randi nelle vesti di escapologo e, sulle orme di Houdini, fugge da casseforti e si libera da camicie di forza, fino al momento in cui rischia di morire chiuso in fusto pieno d'acqua. Capisce allora che, a 55 anni, è meglio lasciare la scena ai più giovani e dedicarsi alla sua missione: smascherare i falsi sensitivi, i ciarlatani e tutti coloro che usano trucchi magici non per stupire il pubblico - come fa lui - ma per imbrogliare il prossimo.
Grazie a una serie di interviste alle persone che ne sono state protagoniste (e questa è davvero la cosa più interessante del film), possiamo finalmente capire come sono stati realizzati l'inganno di Carlos (Carlos Hoax) o il progetto Alpha (Project Alpha), raggiri veri e propri, ma messi in atto "con fine didattico", per dimostrare come i mass media non controllino assolutamente le fonti che usano per fare informazione o come possa essere facile per dei prestigiatori ingannare tutti, anche degli scienziati, se questi ultimi non conoscono i loro segreti. Non mancano - soprattutto da parte degli intervistati - i dubbi su quanto sia stato etico un comportamento del genere e se esiste davvero "la truffa a fin di bene", ma Randi è irremovibile: quello era l'unico modo per attirare l'attenzione del grande pubblico e della comunità scientifica su questi problemi, andava fatto. Punto. 
Fra le varie voci ascoltate, interessante è quella di Uri Geller: sì, proprio il sedicente sensitivo che piegava i cucchiai, più volte sbugiardato da Randi stesso, e che continua tuttora a proclamare le sue doti paranormali - nonostante adesso si guadagni da vivere facendo le televendite.
Rabbia si prova vedendo il caso del guaritore Peter Popoff, che usava un banale auricolare per fingere di avere notizie dagli angeli e fare soldi a scapito di malati disperati; smascherato da Randi - vedrete come nel film- dovette dichiarare bancarotta, ma già dopo pochi anni tornò a fare affari d'oro. E tanti altri casi ancora vengono trattati nell'ora e mezza di visione... e ti fanno cadere le braccia! Capisci perché Randi, con la sua incessante opera, ha reso un servizio a tutta l'umanità.
Questo documentario, però, parla non solo delle battaglie e della carriera incredibile dell' "Amazing", ma scandaglia anche - seppur con un po' di imbarazzo da parte del diretto interessato - la sua vita privata e la sua relazione con Jose Alvarez, il compagno che gli sta accanto da ormai un quarto di secolo. Non so perché ne hanno voluto parlare, probabilmente la produzione sperava di intrigare il pubblico con un po' di gossip. Randi mi pare sia sempre stato molto riservato sulla sua vita privata, ha fatto coming out circa la sua omosessualità solo nel 2010, e queste sono scelte. Non credo fosse per "vergogna", quanto più per senso di protezione: più si diventa famosi - e lui lo è sicuramente negli USA - più si cerca di tenere al riparo dagli occhi del pubblico le cose importanti e personali. Devo ammettere che a me, vedere un vecchino di più di 80 anni che si dispera e piange quasi per il suo partner (non dirò il perché, non voglio fare spoiler anticipando il film), ha fatto un po' effetto, mi sembrava di vedere mio nonno. Forse, me lo sarei risparmiata. Di certo, preferisco la versione più pudica di Randi, tanto quello che mi importa è ciò che ha fatto per gli altri, non con chi vive. Però la vita di Randi è anche quello, e capisco che se ne sia voluto parlare.
Quello che però dispiace di più è che un'esistenza così straordinaria sia ancora una conoscenza di nicchia, e del resto anche questo film lo è: pochi qui in Italia sanno chi è James Randi, giusto le persone vicine al CICAP o quelle che sono uscite un po' fuori dai confini nazionali. Il grande pubblico ignora chi sia, ignora le sue battaglie e ignora persino che esistano così tanti ciarlatani in giro. Quindi ben venga un film documentario del genere, ma il mio sogno sarebbe vederlo trasmesso in prima serata sulla Rai, al posto di una quelle inutili fiction strappalacrime che ci propinano continuamente.