sabato 23 maggio 2015

Recensione. La magia della vita: la mia storia

"Ma cos'è l'inganno prestidigitatorio? [...] Si basa sulla fallibilità dei nostri sensi, una semplice distorsione della realtà o, se preferite, nasce quando si crea un contrasto di idee molto forte tra il vero e il falso."

Come avete letto, Silvan è sempre stato sincero riguardo ai suoi "poteri" e non ha mai millantato capacità paranormali, anzi ha contribuito in maniera determinante - come solo i prestigiatori possono fare - a smascherare i ciarlatani, a partire dai sensitivi fino ai guaritori indiani. Devo a lui la mia conoscenza del CICAP, quando lo nominò durante una intervista alle Invasioni Barbariche, dicendosi orgoglioso di farne parte. Prima di allora, seguivo persone come Paolo Attivissimo, Salvo Di Grazia, Dario Bressanini e Luigi Garlaschelli, ma - mea culpa - non avevo mai pensato che potesse esserci un'organizzazione a unirli tutti. E no, non era il NWO!
È quindi con infinito piacere che ho appreso al Salone del Libro, da Massimo Polidoro, che Silvan sarà presente al Convegno del Cicap di settembre, e caso ha voluto che in treno stessi leggendo proprio la sua autobiografia "La magia della vita" appena uscita nelle librerie.
Amo le biografie, e in particolar modo le autobiografie: le vite di individui intraprendenti e fuori dalla norma (difficilmente verrà pubblicata la storia dell'impiegato medio, a meno che a un certo punto non diventi un serial killer) sono sempre state una gran fonte d'ispirazione. 
Edita da Mondadori, dopo tanto tempo Silvan si è finalmente deciso a scriverla e a ripercorrere, a volte in ordine cronologico, altre con voli un po' pindarici, le tappe della sua straordinaria carriera.
Ecco, l'aggettivo "straordinario" si trova spesso nel vocabolario di Silvan, usato per descrivere situazioni ed eventi accaduti nel suo perenne viaggiare in giro per il mondo; mentre, altro aggettivo - stavolta declinato al femminile - ripetuto più e più volte è "splendida", per rendere giustizia alla bellezza e al fascino delle donne che ha incontrato nella sua carriera. Dedica a loro addirittura un capitolo intero,"Le donne del mago": una decina di pagine nelle quali Silvan ricorda le sue vallette e tutte coloro che si sono prestate ad aiutarlo nei vari spettacoli, in televisione o a teatro. 
Ah, le donne... forse le uniche davvero capaci di ammaliare il re delle illusioni! Poi per carità, lui non manca di citare in continuazione la moglie Irene, i due figli e i nipoti, ma un certo savoir faire gli viene fuori in modo proprio spontaneo. Non lascia nulla al caso: tutto ha un ritmo preciso, le parole non sono casuali, le pause sono studiate. E il risultato è che quando parla, ti ammalia. Ha questa voce carezzevole dalla quale ti lasceresti trasportare ovunque: anche nel libro, riesce a portarti al Moulin Rouge, a Tokio o a Las Vegas, con la sua maestria e col tono basso e suadente. Ti pare quasi di sentirlo mentre leggi, ti sussurra accanto.
D'altra parte, è un uomo d'altri tempi, Silvan. Educatissimo - anche nel libro si sente l'eco di questa educazione forte venuta da un padre autorevole e stimato- , modesto - o così vuole apparire quando parla di sé e dei suoi successi - e rigoroso - negli esercizi e nella vita lavorativa (Mariano, piaciuti i tre aggettivi?!). Di sicuro un po' finto (o meglio, costruito), ma lui ci ha basato una carriera sull'illusione, non gli se ne può fare mica una colpa?
Quando finisco un libro del genere, poi mi capita di "guardare" la persona che l'ha scritto con occhi diversi; mi metto a cercare video, foto, immagini d'epoca o anche articoli di giornali. Voglio conoscerla ancora meglio: raccontando la sua vita, è un po' come se avesse creato un legame speciale con il lettore. Magari il libro è un best seller, ma la sensazione è che la sua storia sia stata scritta solo per me.
Quindi, grazie a Silvan per lo straordinario - è proprio il caso di dirlo - viaggio nel tempo e per quello che ha voluto confidarmi in queste pagine.